L’ho sempre difeso, Roberto Saviano, dalle accuse di non aver scritto niente che non fosse già noto.
Non credo che ci debbano essere limiti al grado di notorietà dei traffici della camorra. L’unico modo per combatterla è renderla visibile, allora ben venga un libro come Gomorra, che tratta l’argomento con toni insoliti e lo porta al centro dell’attenzione nazionale e mondiale. Ben venga qualsiasi cosa che faccia parlare della camorra.
L’ho difeso anche dalle accuse di essersi arricchito sfruttando l’argomento camorra. Mi sembra giusto che Saviano venga ripagato del suo lavoro al pari di qualsiasi altro scrittore. Gomorra ha venduto tanto, e il fatto che Saviano abbia guadagnato tanto mi pare una normale conseguenza su cui non c’è molto da polemizzare. L’Italia poi è piena di gente dalle ricchezze di discutibile provenienza. Magari si fossero arricchiti tutti scrivendo un libro sulla camorra.
Quando hanno cominciato ad accusare Roberto Saviano anche di divismo, ho preso le sue parti finché ho potuto, ma a un certo punto mi sono dovuto arrendere all’evidenza.
Sull’ultimo numero dell’Espresso compare un suo lungo articolo con il titolo Hanno bocciato Gomorra. riguardo ad alcuni dei ragazzini che hanno recitato nel film tratto dal libro e che sono stati poi bocciati a scuola.
Saviano ha ritenuto opportuno scriverci su una filippica in cui se la prende con gli insegnanti della scuola media di Scampia, arrivando a dare loro dei falliti perché non in grado di comprendere le reali potenzialità intellettuali di questi ragazzi (da notare che egli stesso, nell’articolo, racconta di come uno di questi ragazzi si sia acceso una sigaretta sull’aereo al ritorno da Cannes e abbia mandato a quel paese la hostess che lo aveva ripreso, e se questa è una manifestazione delle suddette potenzialità ho il sospetto che la bocciatura sia stata una misura anche fin troppo indulgente).
Magari questi ragazzi sono dotati davvero di un’intelligenza viva, e magari avrebbero potuto evitare la bocciatura se presi per il verso giusto dai loro insegnanti, ma mi meraviglio della libertà che si prende Saviano di attaccare e svilire pubblicamente il lavoro degli insegnanti citati, avendo lui conosciuto i ragazzi in un contesto lontano dalla scuola ed essendo quindi all’oscuro del loro rendimento scolastico. Ogni anno, centinaia di ragazzi napoletani vengono bocciati, chi giustamente e chi meno. Aver preso parte a un film non credo possa considerarsi una corsia preferenziale per passare indenni oltre gli scrutini di fine anno. E se pure vogliamo discutere della scarsa capacità degli insegnanti di guidare i bambini e i ragazzi verso una messa a frutto efficace della loro intelligenza (vivissima, perché è vero che i ragazzini napoletani sono spigliatissimi), su cui siamo d’accordo, non posso non pensare che Saviano abbia pisciato fuori dal vaso focalizzando sugli insegnanti dei suoi ragazzini, intromettendosi nel loro lavoro e dandogli pubblicamente dei falliti. Fossi in loro mi incazzerei come una belva, e verificherei che non ci siano le condizioni per una denuncia.
Ma comunque si tratta di una polemica marginale, perché la bocciatura dei ragazzi di Scampia è solo una scusa per autoglorificarsi. Infatti – e qui viene fuori il divismo – questa contestata bocciatura, nonostante titolo e sottotitolo, nell’articolo è solo un canovaccio funzionale al vero argomento portante che è Roberto Saviano.
Dieci attori di Gomorra bocciati a scuola danno il titolo a un articolo di cinque pagine in cui veniamo informati che Roberto Saviano viene abbordato dalle mignotte nella hall del Majestic di Cannes, che a Cannes è stato scortato dai corpi speciali francesi, che non fa la passerella sul tappeto rosso non solo perché non gli spetta ma anche perché non gli va, che ha tenuto una lectio magistralis a Oxford, che non sa farsi il nodo della cravatta perché lui non la mette mai, e che il festival di Cannes gli fa più o meno schifo.
L’intero articolo non è affatto un’invettiva contro il malfunzionamento della scuola nella periferia napoletana, come il titolo lascia immaginare. Con il pretesto di contestualizzare la personalità e l’intelletto dei giovani attori napoletani in questione, Saviano ha semplicemente buttato giù un reportage dal festival di Cannes che mi ha ricordato quegli spassosi articoli di Selvaggia Lucarelli dal festival di Sanremo, solo che al posto dell’ironia della Lucarelli qui c’è una serie di lamentele snob su qualsiasi aspetto del festival. A un certo punto parte la lamentela anche sull’architettutra della sala in cui viene proiettato il film.
Io, io, io, io, io è il sottinteso che svolazza tra una riga e l’altra di queste cinque pagine.
Mi è proprio scaduto dal cuore, Roberto Saviano.
Continuo a credere che gran parte dei suoi articoli siano alcuni dei migliori esempi di giornalismo disponibili ultimamente in Italia. Ma un altro paio come questo, e mi starà ufficialmente sui coglioni.








5 comments
Comments feed for this article
21 Luglio 2008 a 10:02 am
Fabio
beh, prenditi la briga di andare sul suo sito e lasciargli un commento, o in alternativa, qualora non fossero ermessi i commenti, madagli una mail… io al posto tuo lo farei.
Fabio
21 Luglio 2008 a 12:35 pm
normalacid
pensa che io il libro non l’ho nemmeno letto
21 Luglio 2008 a 2:43 pm
totentanz
Fabio, non mi pare il caso. Ma grazie per il consiglio.
Normalacid, e hai fatto male, perché Gomorra rimane un libro ben scritto e interessantissimo.
21 Luglio 2008 a 9:39 pm
hans
Beato il paese che non ha bisogno di eroi…
24 Luglio 2008 a 4:02 pm
d.l.
aderisco come una cozza al tuo post, compresi tentativi sempre più disperati di continuare a difenderlo…
a sua discolpa trovo solo un argomento: che Repubblica, invece di aiutarlo a diventare davvero un giornalista (d’inchiesta), lo sta definitivamente rovinando.
perché Gomorra è un bel libro, e Saviano sapeva un sacco di cose perché pedalava (e ora non può), ma non era un giornalista d’inchiesta (non ancora). Così, però, ovviamente, non lo diventerà mai (mentre qui ce ne sarebbe un grandissimo bisogno).
Può darsi che diventi un grande scrittore, beninteso. Ma a me la sua parabola pare uno “spreco” di risorse umane.