Mia madre insegna in una scuola media dove i genitori vanno a piangere miseria perché non sono in grado di procurare libri e materiale didattico ai figli. Figli che arrivano tutti i giorni a scuola con cellulari di ultima generazione e che hanno tutti a casa Play Station, X Box e Wii.
Li capisco, non mi si fraintenda. In certi ambienti non sei nessuno se non hai una console. E non è proprio il massimo trovare sotto l’albero di Natale il libro di matematica al posto della Nintendo Wii.
Però.
Da un lato c’è l’impoverimento del paese, la perdita di potere di acquisto degli stipendi eccetera.
Dall’altro lato c’è questo proliferare di bisogni costosi che aiuteranno anche a vivere meglio, certo, ma dei quali spesso io non capisco il nesso tra prezzo e utilità.
Parlo dell’iPhone, ovviamente.
C’è qualcuno che mi garantisca che tra quelli che oggi si sono messi in fila per comprare l’iPhone non ci sono anche i famosi precari che non arrivano alla quarta settimana?
Ho qualche difficoltà a credere che le persone che si vedono in questa foto siano dirigenti o imprenditori, e non gente che si unirà al coro del “non riesco a mettere su famiglia” perché dovranno fare fronte alle tariffe dell’iPhone che solo a leggerle mi sento male.








8 comments
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11 Luglio 2008 a 1:51 pm
Vinx
“A spingerli a una notte in bianco la passione per l’azienda di Cupertino, definita “uno stile da vita” da Ciro, ventiduenne impiegato in un call center e primo romano ad acquistare l’iPhone.”
Appunto, ed il nome Ciro mi sa anche tanto di napoletano trapiantato a Roma.
11 Luglio 2008 a 2:29 pm
katia
Più che “bisogni costosi” li chiamerei “bisogni inutili” (è un ossimoro?)
11 Luglio 2008 a 3:58 pm
Yoshi
semplicemente: c’è molta gente non povera che vuole vivere al di sopra delle proprie possibilità. e quando non ci riesce, si sente povera
11 Luglio 2008 a 4:14 pm
Oscar Ferrari
Una notte in fila per quel coso? allora forse davvero i libri di scuola non servono davvero a niente e si potrebbe risparmiare la spesa
11 Luglio 2008 a 8:58 pm
Paolo
Il capitalismo di questo campa, vendere il prodotto più massificato possibile facendo credere che sia un modo per affermare la propria personalità.
12 Luglio 2008 a 1:45 pm
Alessio in Asia
Un bellissimo articolo che mi e’ sembrato in qualche modo correlato: http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2008/04/28/la-classe-operaia-va-a-sherm-el-sheick/
12 Luglio 2008 a 2:03 pm
totentanz
Alessio, grazie, soprattutto per avermi fatto scorpire il nuovo blog di Galatea. Quella tipa disfa, rifà altrove, non avvisa nessuno, e uno non sa niente.
13 Luglio 2008 a 6:27 pm
marcoboccaccio
qualcuno ha detto che “i poveri hanno bisogno del superfluo”. bisogno indotto, aggiungerei, da chi sfrutta la loro povertà per indurre farsi bisogni e dirottare le possibilità economiche verso consumi che sono più remunerativi per chi li commercializza e che soprattutto non fanno pensare. anch’io penso che la presunta neo-povertà sia indotta da consumi inutili che lasciano vuote le tasche e la mente. ti credo che non arrivi alla quarta settimana se devi pagare le rate del suv o della vacanza in una spiaggia esotica col solo scopo di raccontare ai colleghi quanto sei fico (ma mi sa che preferisci “figo” ;-) ?)