Il mio disprezzo per la Carfagna e per certe logiche che l’hanno portata a un ministero è tale che dentro di me ho pensato per un attimo: vai, dalle addosso ancora di più, ricoprila di merda fino all’ultimo capello.
Solo che c’è un limite oltre il quale si crea la vittima, e io istintivamente solidarizzo con le vittime.
Pensa un po’: ho solidarizzato con la Carfagna. Chi la avrebbe mai messa in conto, una solidarietà del genere?
Come ho solidarizzato un po’, giusto un po’, con quell’altro personaggio detestabile, Giuliano Ferrara, quando veniva ricoperto di insulti da Sabina Guzzanti (teppista, squadrista, ciccione, trombone che tutti detestano) in diretta durante una trasmissione di Gad Lerner.
Intendiamoci: anche io ho usato parole non proprio cortesi scrivendo della Carfagna. Ma su questo blog, che considero uno spazio ristretto e – statistiche alla mano – poco frequentato. Chiacchiere tra amici, in un certo senso.
Non mi sognerei mai, fossi un personaggio pubblico come la Guzzanti, di farlo da un palco davanti a trentamila persone. Perfino Ratzinger, che io considero il male incarnato, credo che abbia il diritto di non essere sottoposto al turpiloquio pubblico, perché il turpiloquio può infliggere ferite più profonde di una mazziata pesante. Oltre che catapultare dalla parte del torto chi lo usa.
Fosse anche vera la storia dell’uccello succhiato, va prima dimostrata. E pure a dimostrazione avvenuta mi darebbe fastidio la gogna pubblica.
Da ciò che leggo, la mia opinione sulla Carfagna non è cambiata.
Quella sulla Guzzanti sì. Prima ne avevo il sentore e ora ne sono certo. È proprio una fascistella.