Dell’amicizia di Edoardo Bennato con Maroni ho appreso qualche tempo fa e non ci ho riflettuto più di tanto. Non mi interessa analizzare le amicizie transpartitiche o transculturali, soprattutto tra due personaggi con cui non ho molto da spartire, né musicalmente né politicamente.
Tuttavia Bennato, in questo articolo sulle intenzioni di voto di alcuni musicisti, si dichiara leghista, “però a Napoli”, intendendo probabilmente “da un punto di vista napoletano”.
Essere leghista da un punto di vista napoletano, se non vado errato, significherebbe voler applicare a Napoli, e più generalmente al Sud, la politica della Lega. Essere nazista dal punto di vista ebreo dovrebbe avere più o meno lo stesso valore del leghismo napoletano di Bennato, siccome la politica federalista della Lega è basata sull’assunto che il Sud è una palla al piede. Assunto che non può essere adottato in maniera speculare da un eventuale corrispettivo sudista della Lega, siccome il Nord certamente non è (più) una palla al piede.
L’unico aspetto su cui un meridionale può basare le sue simpatie leghiste è il desiderio secessionista, figlio del rimpianto borbonico. Infatti bennato lo conferma: “Penso che sia meglio rifare il Regno delle due Sicilie”.
La cosa mi fa sorridere, benché io sia sempre tra i primi a sostenere il fatto che l’annessione del Regno di Napoli al Piemonte sia stata la più grande catastrofe capitata al Sud negli ultimi secoli, e benché, da napoletano, mi affascini da morire l’idea di un ritorno di Napoli al ruolo di capitale di una nazione, che le calzerebbe a meraviglia.
Mi fa sorridere perché, allo stato attuale delle cose, con mezza penisola in mano alla criminalità organizzata, di cui la politica è solo una longa manus sulle istituzioni, il cosiddetto Regno diventerebbe nient’altro che una specie di Montenegro del Mediterraneo, cosa che in realtà è già, senza più neanche l’indignazione di chi è costretto a condividerne la cittadinanza nazionale. Non mi si accusi di scarsa fiducia nelle capacità di autodeterminazione dei meridionali, perchè, indipendenti o meno, sarebbero gli stessi meridionali che oggi sono responsabili di foraggiare imperterriti la classe politica di cui tanto ci si lamenta.
Mi fa sorridere anche perchè ci si aspetterebbe la crescita di un sentimento di appartenenza europea che superi le attuali cittadinanze, e non una retrocessione alla cittadinanza regionale. L’eventuale scomparsa della Repubblica Italiana io me la immagino nell’ambito della costruzione di una nazione europea in cui la suddivisione amministrativa, pur fortemente federalista, tenga conto di fattori storici e culturali che non siano necessariamente vincolati alle attuali nazioni europee, esattamente come diceva Fabristol tempo fa (il motore di ricerca interno di Splinder oggi è in coma, e purtroppo non ho la pazienza di mettermi a cercare il post). Se proprio Regno Borbonico deve essere (magari con un altro nome, eh?), che sia qualcosa come una regione europea; ma prima di arrivare a tale soluzione, se ci si arriverà, una fantomatica indipendenza del Sud non avrebbe proprio niente di buono da portare.
Continua Bennato: “l’Italia è un Paese ingovernabile, guai a chi si azzarda a pretendere di farlo”. Non è vero. I paesi ingovernabili sono quelli culturalmente, etnicamente, linguisticamente molto eterogenei, e l’Italia non è più tra questi. Da quel maledetto sbarco dei Mille (una formalità contro un esercito già venduto al Piemonte dai suoi capitani traditori, ma il discorso é lungo…) ce n’è voluto di tempo, ma gli italiani sono stati fatti. Credo che, per rendere l’Italia un paese governabile, non sia necessario dividerla. Basta partire da una semplice legge sul conflitto di interessi e un rinnovo totale della vecchia classe politica, compresa Marianna Madia, che appena arrivata già puzza di naftalina. Il resto verrebbe da sé.