La deduzione fiscale per il sostentamento del clero in Italia ha del grottesco, e su questo blog ci si è già lamentati abbastanza in passato di tale nefandezza. Per i neofiti del fisco clericale italovaticano consiglio un recente post di Metilparaben.
In Germania la situazione è diversa. Migliore per alcuni aspetti, oscura (ma mai peggiore, comunque) per altri.
Migliore perché è possibile scegliere di non finanziare alcuna lobby misogina e omofobica, mentre in Italia l’unico modo per non dare soldi alla Chiesa è versare l’otto per mille a un’altra confessione turandosi il naso.
Il sostentamento del clero in Germania infatti è basato sulla kirchensteuer, la tassa sulla religione, che varia a seconda del land e ammonta a circa il nove per cento del corrispettivo tedesco della nostra IRPEF. Molto di più, quindi, dell’otto per mille, ma almeno una tassa completamente (o quasi) volontaria. Chi dichiara di non appartenere ad alcuna religione, infatti, non paga la kirchensteuer e, contrariamente a quanto accade in Italia, non si vede sottrarre neanche un centesimo per il finanziamento di quelle che magari egli considera associazioni a delinquere.
È oscura invece perché, una volta dichiaratisi appartenenti a una religione, tornare indietro significa affrontare un’odissea burocratica, probabilmente fatta di procedure standard che però sembrerebbero ignote a parecchi impiegati degli einwohnermeldeamt, gli uffici anagrafici, visto che tra loro c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, stando alle storie che ho sentito in giro.
Nella trappola cadono soprattutto gli stranieri, ai quali, durante l’anmeldung (l’iscrizione nei registri anagrafici) viene chiesto a quale religione appartengono, senza però spiegare loro che qualunque risposta che non sia “nessuna” comporterà un’estorsione fiscale di circa una ventina di euro al mese, stando a uno stipendio minimo. Molti stranieri credono che la domanda venga posta solo per fini statistici e rispondono a cuor leggero, mentre in realtà si guarderebbero bene dal versare un solo centesimo al clero. Bisognerebbe essere preparati, è vero, ma alzi la mano chi si è trasferito in un paese straniero conoscendone a menadito le minuzie fiscali.
Secondo le testimonianze raccolte in giro, per “sconfessarsi” presso le anagrafi tedesche c’è bisogno di:
- un’autocertificazione a Monaco,
- una dichiarazione e il pagamento di una penale a Berlino,
- un certificato della diocesi di provenienza che provi l’uscita dalla confessione religiosa a Francoforte,
- un fax a Wiesbaden.
Ora, sinceramente, più che dimostrazione della diversificazione burocratica in una nazione federale come la Germania, a me questo pare il sintomo di una grande confusione che vige tra gli impiegati delle anagrafi, abituati a una specie di collaborazione burocratica con le parrocchie tedesche. Le parrocchie di altri paesi, invece, non avendo altri registri se non quelli dei sacramenti, non forniscono i certificati richiesti, a meno di “sbattezzarsi“.
Complicazioni burocratiche a parte, la kirchensteuer è basata su un meccanismo molto più semplice, intuitivo e naturale di quello farraginoso che regola il nostro otto per mille, e potrebbe sostituirlo rendendo l’Italia un paese un po’ meno teocratico, visto che alle confessioni religiose andrebbero le scelte espresse a favore, e solo quelle.
Vuoi sostenere economicamente la tua religione: paghi.
Non vuoi sostenere alcuna religione: non paghi.
Una cosa così semplice, ma in Italia non ci si arriva. Probabilmente perchè sarebbe l’applicazione alla religione del principio di domanda e offerta, la qual cosa dimostrerebbe definitivamente che gli italiani tengono al conto in banca molto più che al confessionale.








6 comments
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21 Marzo 2008 a 5:10 am
lupo
Ciao toti, qui ci sono delle indicazioni su come procedere: http://www.kirchenaustritt.de/, ma io personalmente non l’ho trovato complicato, due minuti al burgeramt di neukoelln dove ho chiesto che mi facessero un documento (gratuito) che comprovasse che ero uscito dalla chiesa cattolica e poi ti rivolgi all’ufficio per la kirchensteuer del tuo finanzamt (il finanzamt di neukoelln ha la macchinetta distribuisci biglietti con tre possibilità: generale, tassa sugli animali e kirchensteuer).
21 Marzo 2008 a 10:59 pm
babacrucca
Confermo, niente di piu’ facile e veloce. 30 € di versamemento, 2 minuti al Bürgeramt e comunicazione al datore di lavoro. Da quel momento sulla Lohnsteuerkarte alla voce Religion posso scrivere “keine”. Sai la soddisfazione? E da quel che ho capito per i tedeschi tedeschi equivale ad un vero e proprio sbattezzo, nel senso che si viene cancellati dal registro dei battesimati.
Saluti
babacrucca
16 Gennaio 2009 a 9:39 pm
Sergio
Non sono d’accordo Toti,
io trovo la legge Italiana molto migliore (almeno in questo caso) di quella Tedesca.
Sono in Germania da piu’ di 7 anni e non pago ormai da molto tempo la Kirchensteuer. Questo non perche’ non mi senta piu’ cattolico, anzi trovo molti aspetti della religione cattolica veramente belli e cerco di andare a Messa quando posso.
Nonostante cio’ trovo assurdo che per essere credenti in Cristo si sia obbligati a pagare. Per la cronaca io ero obbligato a pagare 40 € al mese ( 480€ l’anno!) e stavo in affitto con altri studenti dove spendevo 180 € al mese! La Chiesa -e qualsiasi altra religione- non puo’ essere vista come un club al quale bisogna pagare un’iscrizione.
La Chiesa puo’ a mio avviso esortare il fedele a fare offerte, puo’ chiederne l’aiuto economico ma non dovrebbe imporre ” o paghi o sei fuori”! Poi perche’ 40 € e non 20 o 80€? Trovo la cosa cosi’ lontana dal insegnamento di Cristo, dal suo concetto di amore e di accoglienza.
In Germania poi una persona deve dichiarare la propria religione di fronte ad un impiegato dello Stato, il quale trasmette quest’informazione alla diocesi. L’atto per “sconfessarsi” fa fatto in Tribunale, costa 40 € (almeno a Giessen) e entra in vigore 2 mesi dopo averlo firmato. Inoltre anche questo viene inviato alla Chiesa, tant’è’ che io ho ricevuto una lettera di dispiacere per la mia sconfessione da parte della diocesi locale.
Incredibile che esista una commistione cosi’ forte fra lo Stato Tedesco laico e la Chiesa di Germania.
Al contrario trovo la legge italiana cosi’ ben fatta. C’è l’obbligo di pagare ma si può scogliere fra diverse opzioni e comunque la scelta personale non ha effetto sullo “status” di cattolico.
Per conto mio la Chiesa puo’ esortare ma non obbligare a pagare, specialmente con questa forma di ricatto nel proibirti, altrimenti, l’essere cattolico. L’essere cattolico e’ qualcosa che ci tocca nel profondo dell’animo, che coinvolge sentimenti e concetti dello spirito.
Se la Chiesa Tedesca impone questa tassa a chi e’ cattolico, meglio sarebbe mettere un biglietto d’ingresso tutte le volte che si va a Messa… ma questo e’ chiaramente ridicolo!
A mio avviso essere o non essere credenti in Cristo -e a cio’ che propone la Chiesa- non puo’ essere trattato allo stesso modo di essere ad esempio membri della Croce Rossa!!!
Spero solo che la Germania riconsideri questa legge che so essere molto dibattuta, e prenda ad esempio la legge Italiana.
Saluti,
16 Gennaio 2009 a 9:51 pm
totentanz
Dici “Al contrario trovo la legge italiana cosi’ ben fatta. C’è l’obbligo di pagare ma si può scogliere fra diverse opzioni e comunque la scelta personale non ha effetto sullo “status” di cattolico.”
E’ lì che sta l’inganno, è lì che sta la provincialità italiana del voler arraffare tutto facendo finta di non avere doveri, in questo caso volere appartenere a una relgione delegando agli altri il suo mantenimento economico. Dici “la scelta personale non ha effetto sullo “status” di cattolico”, la qual cosa equivale a dire che vuoi essere cattolico ma la tua chiesa non la vuoi mantenere.
Sai che la tua maledetta chiesa cattolica te l’ho mantenuta io, pur non essendo cattolico, per anni e anni di contribuzione fiscale in Italia? Sai che è impossibile sottrarsi al mantenimento della chiesa cattolica in Italia, se non indirizzando i propri soldi a un’altra religione?
Sai che invece in Germania – complicazioni burocratiche a parte – sei libero di scegliere di non mantenere alcuna religione?
Ovviamente, la perfezione risiederebbe nell’assenza totale di qualsiasi legge sul sostentamento delle confessioni religiose, che dal punto di vista dello stato dovrebbero regolarsi autonomamente secondo il principio di domanda e offerta e provvedere da sole a raccattare i soldi per tirare avanti. Ma fino a che questa utopia non si realizzerà, ti consiglio di sfruttare la tua permanenza in Germania per capire meglio cos’è la laicità.
9 Febbraio 2009 a 10:47 am
Luca
Sergio,
sai se la tua decisione ha valore anche riguardo al tuo status di cattolico in italia?
Grazie,
Luca
13 Maggio 2009 a 6:38 pm
Dan
Ciao Totentanz, ho letto con interesse il tuo post. Molto semplice per chi e’ ateo od agnostico. I problemi, come ben espresso dal post di Sergio, nascono per chi invece e’ battezzato, e vuole rimanere parte della comunita’ dei battezzati pur scegliendo legittimamente di non versare le tasse.
In Italia questo e’ possibile: posso dare l’8 per mille ai valdesi, e nessun vescovo mi scomunichera’ per questo.
In questo senso Sergio parlava di “legge migliore”. Certo non e’ ottima, perche’ tende a fornire ingiustificati premi di maggioranza. Ma e’ certamente equa nel principio: non ci sono persone che sono obbligate a pagare piu’ tasse; c’e’ una quota per religioni o solidarieta’, e si divide secondo la scelta delle persone.
Poi ci sono i casini, ma sono problemi di attuazione.
Invece in Germania e Svizzera e’ diverso, ci sono problemi sostanziali:
1) Liste di credenti in mano allo stato, e si sa che cosa e’ stato fatto di queste liste in tempi di dittatura o di persecuzione [leggasi ebrei].
2) Se non vuoi pagare o dai “nessuna religione”, cosa che comunque puo’ apparire fastidiosa a chi una religione ce l’ha, oppure se sei gia’ registrato come cattolico devi proprio “Austreten”= uscire.
Ma perche’? Non e’ mica un club!
3) Una volta che “esci”, succedono cose brutte in Germania: si narra di parroci che contattano il tuo parroco di origine, lettere che ti promettono che sarai sepolto in terra sconsacrata…
Insomma. In Svizzera io ho dato “nessuna religione”, ma ho un parroco che apprezzo e al quale ho spiegato che io vorrei una Chiesa povera, ma non per questo non cerchero’ di sostenere le sue attivita’ (del parroco) se mi piaceranno.
Contribuiro’ quando vorro’, e se me la sentiro’, e alle iniziative che approvero’.
A suo onore vada il fatto che ha capito il mio punto di vista e mi ha “accolto” con grande rispetto.
Ciao,
Daniele
p.s. lo sbattezzo ovviamente e’ solo un atto amministrativo…