Zeffirelli

Zeffirelli appare sempre con quello sciarpino bianco sullo smoking. Sarà la stessa foto di repertorio che ricompare ciclicamente – e in effetti dove potrebbe fotografare, un paparazzo qualsiasi, questa povera cariatide (per non dire peripatetica viscontiana) dalla produzione artistica ormai diradata e penosetta e che rilascia interviste su www.papanews.it pur di poter dire la sua? – fatto sta che quello sciarpino bianco studiatamente appoggiato sulle spalle di Zeffirelli mi ha sempre dato una sensazione di un’incredibile mancanza di sostanza o, per usare parole care alla mia napoletana nonna, di qualcuno che è chino ‘e vacantaria, è pieno di vuoto.
Le sue perle di saggezza si qualificano da sole (“Per principio non vedo mai i film di Nanni Moretti, perché non li considero degni di considerazione e osservazione”), così come la sua critica costruttiva (“Quelle scene bisognerebbe buttarle nel water”), le sue intuizioni originalissime sulla deriva sociale (“Viviamo in una società che ha smarrito del tutto il senso dell’etica e della morale”), e l’indiscutibile competenza – esattamente come quella dei preti – con cui parla di famiglia (“Nei nostri giorni la famiglia, quella tradizionale, è attaccata da venti di relativismo etico…”). Non c’è bisogno di commentare.
Ma starei qui per delle ore a parlare della sensazione di ribrezzo che mi fa quello sciarpino bianco.