Christopher Hitchens sta alla religione come Michael Moore sta alla politica, quindi stessa dialettica derisoria e che esclude qualsiasi possibilità di replica. Intendiamoci: io della religione, di qualsiasi religione, penso esattamente quello che dice Hitchens in ogni riga del suo Dio non è grande – come la religione avvelena ogni cosa, e lo penso anche con lo stesso tono di Hitchens (inutile girarci intorno: un credente per me è un povero fesso che ha trovato il modo più alienante per sottrarsi alla paura della morte). Tuttavia, dovendo redigere un’invettiva contro le religioni e il loro ruolo protagonista nella dinamica di svariati mali sociali, mi guarderei bene dal ribadire così spesso il concetto “io intelligente perchè ateo, tu fesso perchè credente”, perchè non farei altro che rafforzare le convinzioni di chi già la pensa come me, e mettere sulle difensive tutti gli altri.
Va detto comunque che, diversamente da come Hitchens ha fatto in precedenza col suo lodevole tentativo di smontare il mito della santità di Madre Teresa in La posizione della missionaria, con argomenti sacrosanti però deboli e salmodiati a oltranza, qui invece gli argomenti sono molto forti e rigorosamente documentati, anche se non sono molte le cose non risapute. Grazie a Dio non è grande, per esempio, io ho accresciuto le mie conoscenze del buddismo con alcune gravissime note di demerito, ma riguardo alle colpe del cristianesimo e perfino dell’islam (volenti o nolenti, negli ultimi anni ci si è fatti una discreta cultura sulle società musulmane) vi ho trovato davvero poco di cui non fossi già a conoscenza, tra preti spagnoli franchisti, vescovi africani dispensatori di menzogne sull’uso del preservativo e talebani misogini e oscurantisti. Se non altro, Hitchens si spertica parecchio nel fare chiarezza sui motivi che stanno dietro a queste intrusioni della religione nella vita sociale e – come accennavo – nel fornire fonti, documenti, nomi ecc. a sostegno dei suoi attacchi.
Mi viene spontaneo un paragone con Piergiorgio Odifreddi e il suo recente Perché non possiamo essere cristiani (anche se i due libri hanno fondamentalmente intenti diversi: mentre Hitchens vuole portare alla luce il ruolo canceroso della religione nella storia dell’umanità, Odifreddi vuole dimostrare l’inconsistenza e il nulla che c’è alla base del cristianesimo) solo per dire che preferisco il linguaggio velatamente canzonatorio ma anche efficacemente analitico e mille volte più convincente di quest’ultimo.








7 comments
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12 Novembre 2007 a 11:53 am
Ombr
Ho riaperto.
12 Novembre 2007 a 1:04 pm
totentanz
Il richiamo della blogosfera…
(se risorgevi coi feeds forse era meglio ;-)
13 Novembre 2007 a 1:03 am
P&C
Ho letto “Perché non possiamo dirci cristiani” e, pur con qualche deriva qualunquista, ne condivido il pensiero dalla prima all’ultima riga, specialmente quando dice “non c’è bisogno di dimostrare la suprtiorità del sapere scientifico sul dogma, perché semplicemente *è così*”. Adoro.
E il libro di Hitchens sembra interessante. Forse è nella lista dei prossimi acquisti.
13 Novembre 2007 a 1:06 am
Frà
Ma perché poi ci leggiamo questi libri? Per sentirci più speciali, per bisogno di conferme o per masochismo?
13 Novembre 2007 a 9:24 pm
totentanz
Vanno letti per rafforzare i propri argomenti, in virtù di una dialettica più efficace in caso di dibattiti ;-)
14 Novembre 2007 a 11:43 pm
Yoshi
io continuo a pensare che “la fine della fede” di sam harris sia in assoluto il migliore del “genere”
17 Novembre 2007 a 1:52 pm
totentanz
Yoshi, segnato. Grazie.