Il terminal napoletano della TAV sarà ad Afragola. Equivale a dire che quello di Milano potrebbe stare benissimo a Monza, e quello di Roma a Frascati.
Se ho capito bene, quando la TAV sarà prolungata verso il profondo sud, ammesso che venga dato il via ai lavori prima che il genere umano si estingua, i treni ad alta velocità non entreranno a Napoli ma faranno la fermata ad Afragola per poi proseguire. Va detto che, allo stato attuale dei mezzi di trasporto locali, per raggiungere il centro di Napoli da Afragola può volerci il doppio del tempo che impiega un treno della TAV da Roma a Afragola.
Se non altro, pare che sia andata bene con l’assegnazione dell’architetto che si è occupato del progetto: l’irachena Zaha Hadid.
Mai sentita prima, a onor del vero. Mica qui è Firenze, che si merita Foster. Ma documentandosi un po’ si scopre che è annoverata tra i principali esponenti del decostruttivismo, insieme a Gehry e Libeskind.
Poteva toccarci in sorte di nuovo Gae “Attila” Aulenti, visto che Napoli è una città sempre ben disposta a volgere le proprie terga in favore di chi gliel’ha messo violentemente a quel servizio già una o svariate volte (ma la signora Aulenti avrà sicuramente altre occasioni per deturpare zone di Napoli come ha già fatto con Piazza Dante trasformandola in qualcosa di simile al desolato parcheggio di un supermercato, con tanto di accessi alla metro che da lontano sembrano i gabbiotti dei carrelli per la spesa).
Il progetto della Hadid sembra molto bello e si inserisce in un progetto più ampio in cui c’è anche un parco naturalistico. Ad Afragola, però, cittadina caratterizzata da tre gravi note di demerito (camorra, abusivismo e luogo di provenienza di Antonio Bassolino), è da considerarsi centuplicata la regola napoletana secondo cui tutte le infrastrutture che necessitano di particolare manutenzione fanno una brutta fine.