A., che è eterosessuale, per altro poco o per nulla tendente all’intromissione di icone nella sua vita, mi ha chiesto ieri cosa debba avere un’icona gay per diventare tale, e perchè.
La domanda – va detto – gli è nata dal fatto di avere appreso che Paola e Chiara non sono affatto scomparse artisticamente come lui credeva (e sperava, suppongo), ma sopravvivono grazie allo zoccolo duro di ammiratori froci, essendo diventate icone gay.
Non essendomi mai posto il problema ma avendo accettato tout court l’esistenza delle icone gay, ho cercato di analizzare insieme a lui il fenomeno, arrivando alla prima conclusione che il prototipo dell’icona gay è una donna sopra le righe, caratterizzata da una femminilità esasperata di cui fa spettacolo.
Questo ha spiegato ad A. perchè Raffaella Carrà è un’icona gay e Sophia Loren no. Ma ha anche escluso alcuni mostri sacri dell’iconografia frocia come Mina, Maria Callas, Greta Garbo, Lady Diana e perfino la madre superiora di tutte le icone gay: Barbra Streisand.
Quindi, avendo trovato il passaggio di Paola e Chiara allo status di icone gay nel momento in cui hanno stravolto il loro look buttandolo su un’immaginario di sensualità vagamente lesbo-incestuosa, è rimasto da chiarire il motivo per cui quelle altre lì, che di certo non hanno mai fatto spettacolo della loro femminilità, sono state beatificate e santificate nel pantheon omosessuale.
Il discorso ha portato a stabilire che i motivi per cui si accede a quel pantheon sono diversi, e che le icone gay si dividono in gruppi.
Gruppo A
Dove si spettacolarizza la femminilità. Il gruppo è suddiviso.
- Gruppo A1 (Marlene Dietrich, Madonna, Paola e Chiara)
in cui la femminilità è spettacolarizzata attraverso una più o meno manifesta trasgressione sessuale. - Gruppo A2 (Cher, Kylie Minogue, Raffaella Carrà)
in cui la femminilità è spettacolarizzata da nient’altro che un guardaroba sbrilluccicoso, come direbbe un mio amico. - Gruppo A3 (Greta Garbo, Nicole Kidman, Carla Bruni)
in cui la femminilità è spettacolarizzata attraverso il suo stesso perfezionamento. Le appartenenti a questo sottogruppo sono percepite come diafane incarnazioni della femminilità assoluta materializzatesi sulla faccia della terra. - Gruppo A4 (RuPaul, Elton John, Boy George, Renato Zero vecchia maniera)
in cui la femminilità è spettacolarizzata in quanto interpretata in maniera più o meno plateale da uomini (nell’accezione meramente biologica di questa parola).
Gruppo B
Dove si è stati tormentati per tutta la vita da situazioni sentimentali turbolente o storie personali drammatiche.
- Gruppo B1 (Maria Callas, Dalida, Evita Peron, Mia Martini)
in cui i drammi personali accompagnano meriti artistici o culturali più o meno presunti. - Gruppo B2 (Lady Diana)
in cui i drammi personali hanno conferito lo status di icona gay basandosi solo ed esclusivamente su un substrato di pettegolezzi da stampa scandalistica.
Gruppo C
Dove si raggruppano le artiste.
- Gruppo C1 (Barbra Streisand, Celine Dion, Mina)
in cui si conquistano i gay a colpi di acuti o svolazzando con disinvoltura da un’ottava all’altra, intonando motivi ipersentimentali o comunque roba che possa essere riprodotta con enfasi sotto la doccia o mentre ci si cosparge il torace di crema depilatoria. - Gruppo C2 (Edith Piaf, Lisa Gerrard, Björk, Antonella Ruggero)
in cui si conquistano i gay donando loro la sensazione di poter contraddistinguere i propri gusti musicali con raffinatezza, ricercatezza e elitarismo.
Ovviamente gruppi e sottogruppi non dovrebbero intendersi come compartimenti stagni. Anzi, a Carla Bruni spetterebbe un podio sia in A3 che in C2, Dalida ha un piede in B1 e l’altro in A2, mentre Maria Callas e Mia Martini si barcamenano entrambe tra B1 e C2.
In ogni caso, ugola d’oro o cuore infranto che sia, il trait d’union delle appartenenti a ogni sottogruppo è un fondamentale mix in dosi variabili di femminilità e glamour.
Sul perchè ci sia bisogno di questi requisiti per diventare icona gay, la butterei banalmente su una recondita invidia della femminilità, ma non ne sono molto convinto, nè intendo articolare il discorso. Quando ho provato a farlo, ho portato A. a capire erroneamente che io tendo alla perfezione di Paola e Chiara.








11 comments
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17 Settembre 2007 a 10:17 pm
annarellix
Sto meditando che conosco gente con icone totalmente diverse: per uno e’ Maria Callas, per un altro la Carra’ e per un terzo la Streisand.
17 Settembre 2007 a 11:12 pm
hans
Vediamo se ho capito:
Amanda Lear = A1;
Patty Pravo = A1, A3 (?), C1;
Gianni Versace = B1…
17 Settembre 2007 a 11:16 pm
totentanz
annarellix, a ognuno la sua icona.
Hans, gli stilisti sono fuori concorso, a prescindere dai loro drammi. La moda in se è già un’icona gay ;-)
Sulle altre due sono d’accordo, tranne forse che per Pravo in A3: è il gruppo più ambito, la Pravo è stata troppo trasgressiva, poco diafana e eccessivamente tossicodipendente per entrarvi ;-)
18 Settembre 2007 a 5:23 pm
Treccia
Da quanto leggo mi sembra di capire che la maggior parte delle donne ha la possibilità di diventare un’icona gay.
Mi sembra però che anche fior di uomini siano o siano stai icone gay. Ora vado a documentarmi.
18 Settembre 2007 a 5:37 pm
Treccia
Andando a curiosare qua e là on line ho letto che Gabriel Garko e Cannavaro sono stati negli anni scorsi delle icone gay e costoro sono uomini eterosessuali (così si dichiarano) che non intendono mettere in mostra lati femminili della loro personalità
18 Settembre 2007 a 6:35 pm
peperonigialli
bello ’sto post.
però come hai scritto nell’ultima parte, non quadra del tutto… in quale categoria riporre tutti i modelli maschili elevati all’olimpo che pure non esaltano affatto una qualsivoglia femminilità?
18 Settembre 2007 a 7:54 pm
Zonasedna
Oddio, e la Rettore dove la mettiamo?
ZS
18 Settembre 2007 a 8:00 pm
totentanz
In verità ho pensato di escludere gli oggetti del desiderio dal concetto di icona, ma se volete ci vuole poco a creare il gruppo D, quello in cui si trasuda testosterone da tutti i pori.
Rettore va in A2, ovvio ;-)
19 Settembre 2007 a 3:10 pm
normalacid
potremmo anche dire che cher vecchia maniera aveva un che di androgino, o che sostanzialmente quasi tutte le cantanti (tranne barbra, celine e la ruggero, ma anche no) hanno un tono di voce che si presta ad essere ripetuto anche dalla più sfranta delle femminelle (io in primis…)
la carrà resta per me un mistero (assolutamente al limite del trash il suo guardaroba)
ci dovrebbero scivere una tesi di laurea
19 Settembre 2007 a 3:12 pm
normalacid
@treccia
garko e cannavaro non sono propriamente icone gay, sono oggetti del desiderio erotico più turpe e disperato.
un frocio doc si va a strappare i capelli al concerto di madonna, ma vorrebbe strappare le mutande da dosso a cannavaro.
sottile differenza, ma essenziale
22 Settembre 2007 a 12:09 pm
CC
anche questo blog è candidato a diventare un’icona gay,come Paola e Scura.
Inquietante…perplimo.
Christina Crawford