
Caro Ruggero,
come ben saprai, novecento anni fa l’architettura e l’ingegneria non erano quelle di oggi. Si chiamavano in un altro modo e non contavano certo su una particolare diffusione di tecnologie e competenze.
Tuttavia credo che, se sono arrivate ai livelli quasi perfetti di oggi, si debba molto all’intelligenza di chi già praticava queste scienze in epoche di carenze tecnologiche.
Quindi, nonostante il misero know-how di allora, nel 1130 dopo cristo non vai a costruire una torre a filo del bordo di un precipizio. Soprattutto se ti chiami Ruggero il Normanno.
Giusto?
Tranquillo, non ce l’ho con te. Lo sappiamo, che allora quel precipizio lì sulla collina di Maddaloni non c’era, e che hai scelto con cura il posto dove piazzare quella torre a corredo dei lavoretti di restauro che commissionasti su quel vecchio forte romano.
Anzi – sai? – quel castelluccio raffinatino che ne venne fuori piacque molto a chi si prese il tuo regno.
Sì, d’accordo, Ferdinando d’Aragona te lo mise a ferro e fuoco. Ma insomma, stava difendendo i suoi possedimenti dagli Angioini e il castello s’è trovato nel mezzo. Ma poi lo fece rimettere a posto.
Lo perdoniamo, no?
Suvvia, non puoi proprio lamentarti. I duchi di Carafa hanno apprezzato così tanto quel buen retiro casertano che te lo hanno tenuto come una bomboniera per tre secoli e mezzo, facendone uno gioiellino del Regno di Napoli.
Cosa? Il precipizio?
No, neanche allora c’era. E non c’era neanche quando arrivarono i garibaldini e vi si insediarono. Né alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando il castello fu preso d’assalto dagli Alleati che lo saccheggiarono.
Vedi, quello che tu chiameresti precipizio, in verità è una cava dismessa di un cementificio dei tempi moderni. Ce ne sono tante in quella zona.
Ok, siamo d’accordo. La cava si poteva fare altrove, e ti può sembrare un po’ strano che gli uomini di questa epoca sventrino una collina fino a lambire le mura e le torri di un castello vecchio di quasi mille anni, per puro profitto.
È un po’ complicato da spiegare.
Un giorno che hai un po’ di tempo, ci sediamo davanti a una bottiglia di rosso buono e ti spiego cos’è la camorra.








5 comments
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30 Agosto 2007 a 4:07 pm
peperonigialli
e vabbè, però è innegabile che un orrido precipizio ai piedi di una torre sia molto più affascinante di un dolce e verde pendio…. :D
30 Agosto 2007 a 10:55 pm
P&C
Hai ragione: i miei nonni erano del maddalonese e confermo che quella zona è un dedalo di montagne evaporate, uno spaventoso ingorgo di cave esaurite. Un paesaggio impressionante.
31 Agosto 2007 a 10:02 am
totentanz
Puparuologiallo, vuoi dire che il celeberrimo clan che impera lì ha operato in spirito di “pro loco”? :-)
P&C, lo si nota già dalla A1 da Capua in giù. Impressionante è l’aggettivo giusto.
29 Marzo 2009 a 12:19 pm
skorpion
Il danno arrecato al paesaggio ormai è un dato di fatto. Ad ogni modo quelle cave dismesse, a patto che ci sia la volontà politica di farlo, possono sempre essere convertite in zone destinate a parchi pubblici anzichè divenire “monumenti” perenni dela scelleratezza umana
29 Giugno 2009 a 1:54 pm
jim
la lettera e bellissima e profonda dice tante cose vere sulla città di maddaloni purtroppo ci vorrebbe un altro Ferdinando d’aragona per metterlo a nuovo chissà se un giorno arriverà qualcuno e capirà la sua importanza